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Biglietteria-Automatica-2

Jailbreak, APK, hacking, cracking, sono parole che ormai tutti conoscono. Impossibile risalire a qual è stato il primo software distribuito illegalmente, l’informatica e le distribuzioni “alternative” di software shareware hanno ormai da anni fatto pace e si sopportano a vicenda, a tal punto che ormai uno sviluppatore prima di mettere in vendita il proprio prodotto deve fare bene i conti mettendo nel bilancio che una fetta pari addirittura al 70% del profitto andrà perduta a causa di chi preferisce scaricare le famose versioni curate.

jailbreak

Capirete bene che quando si tratta di una colossale software house che di questo ha fatto il proprio mestiere (e che del cracking ormai conosce tutto), queste valutazioni poco importano, sopratutto vista la possibilità di adattare i prezzi spesso eccessivi in modo da avere la minor perdita, e proprio grazie a questo in ogni caso la fetta restante sarà talmente sostanziosa da soddisfare tutti (o quasi).

Ben diverso è invece il discorso quando si parla di piccoli sviluppatori che vogliono esordire vendendo un loro prodotto (per quanto semplice questo sia), questi che fino a qualche anno fa non avevano praticamente alcuna chance di sbarcare il lunario, ora possono tentare quotidianamente grazie alla grossa possibilità offerta dal mercato delle APP, che siano queste ultime per desktop, browser o per smartphone poco importa.

Chi spende buona parte del proprio tempo libero progettando qualcosa con tanta passione non vuole certamente vedere gli sforzi vanificati da gruppetti di sfacciati cracker che hanno invece la passione di “rovinare” il lavoro altrui rendendolo disponibile alle masse gratuitamente. Seppur su questo argomento nella rete si stia dibattendo con ferocia, resta un forte disorientamento generale, con molti che sostengono una versione Open Source e gratuita di praticamente tutto (logica difficilmente attuabile in un sistema capitalista, ma per chiarimenti su questo troverete di certo fonti molto più autorevoli della mia), mentre nascono contemporaneamente piccole voci fuori dal coro che “giustificano” qualsiasi azione di pirateria definendola “necessaria ad una rete libera” senza apportare vere motivazioni plausibili a questo tipo di ragionamento, che odora parecchio di comodo.

Questa è l’analisi generale della situazione, un’analisi volta a fare chiarezza anche su quanto inerente il mondo Android e iOS (Windows Phone lasciamolo per ora da parte e diamogli ancora tempo), un mondo che sta generando un business gigantesco nel quale tutti, proprio TUTTI, vogliono infilare il naso. Questo business che sembra tanto aperto ai nuovi sviluppatori è in realtà un mare aperto, con tutti i rischi del caso. La scommessa tra gli sviluppatori e chi fornisce la piattaforma di vendita è molto allettante, un vero e proprio specchietto per le allodole oserei dire, che mostra forse un conflitto di interessi non tanto velato (tra chi vuole unicamente poter vantare un parco applicazioni gigantesco, e chi vuole guadagnare pochi spiccioli dalle proprie app).

Vien quindi spontaneo chiedersi perché Apple cerchi in ogni modo di blindare il proprio sistema operativo, impedendo quel Jailbreak, che ormai, deve necessariamente apparire tra le feature della versione di iOS sul cartellino di Euronics, per appagare il cliente che ha delle aspettative (tra le quali quelle di personalizzare l’OS ovviamente), mentre dall’altra parte gli sforzi di Google sembrano non bastare mai per arginare una falla enorme nel suo sistema di vendita, feature che vanta nel nome stesso praticamente, nemmeno serve il cartellino, perché “su Android paghi solo il telefono” (cit. utente Android medio). Gli APK delle applicazioni sono reperibili con una facilità allarmante, praticamente una ricerca su Google stesso porta mediamente, cinque risultati al di sotto del link al Play Store, un link alla versione cracked. Eppure noi siamo certi che se Google volesse, potrebbe ovviare al problema (chiamatelo eccesso di fiducia se volete, in una ditta che produce auto che si guidano da sole) se non altro impedendo ad applicazioni quali il rinnomato Lucky Patcher (chi non lo ha installato almeno una volta?!) di essere ancora utilizzabili tanti anni dopo la loro prima versione, senza nemmeno variare poi tanto il modo in cui funzionano.

Lucky-Patcher-2.8

Alcune osservazioni poco furbe potrebbero essere simili a questa: “sono gli OEM che devono tutelare gli sviluppatori”. Ebbene no, non è così, gli OEM impediscono agli utenti di eseguire il root ai terminali per motivazioni ben diverse da quelle inerenti i problemi delle applicazioni crackate. Essendo loro a dover fornire assistenza in caso di malfunzionamenti (e non Google) devono ovviamente pararsi il… budget di spesa da dedicare all’assistenza per ogni prodotto.

Apple forse un giorno riuscirà a produrre un OS privo di exploit che qualche team di cracker (posso anche credere sul serio che lo facciano per passione e basta) tenterà di bucare senza successo. Ma per Android non sarà mai così. Le applicazioni curate alimentano una logica di mercato che punta notoriamente alla quantità più che alla qualità, e noi possiamo incolpare chi scarica abitualmente crack, del fatto che app come Tweetbot non arrivino mai su Android.

Saturday Come Slow di Massive Attack
Ascoltato il 14 Nov 2018, 17:58