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Noto una diffusa incapacità di cogliere le sfumature delle questioni, come se l’homo sapiens 2.0 avesse perso la capacità di osservare un fatto da più punti di vista. Le affermazioni che mi capita d’ascoltare o leggere negli ultimi anni sembrano prodotte facendo riferimento ad un solo punto di vista o al massimo due nei casi peggiori (il punto di vista di Internet e quello della TV). La sensazione immediata che mi trasmette questo fenomeno è riassumibile con una parola: fretta. Trovo infatti che le persone abbiano fretta di prendere una posizione netta e definita nei confronti delle questioni attuali; addirittura se costoro potessero registrare la propria posizione con un atto ufficiale andrebbero a farlo subito con urgenza ed emotività, senza aver riflettuto adeguatamente e senza aver ben chiara la questione in oggetto.
Al di sopra di questi deficit di calma e capacità riflessiva hanno costruito il proprio successo pagine Facebook come “Dimissioni e tutti a casa​“, che in occasione di eventi dalla grande portata mediatica producono una serie di informazioni multimediali di immediata comprensione e che generalmente fanno appello a sentimenti radicati nei lettori per ottenere condivisioni e consensi.

La curiosità e lo spirito critico che dovrebbero essere il motore per condurre un’analisi lucida dei fatti sembrano non essere più presenti nelle persone che frequentano i social network. Spesso gli internauti preferiscono affidarsi unicamente ad una morale istintiva per scegliere a quale schieramento (politico o meno) dare il proprio consenso, accontentandosi quindi di una lettura dei fatti parziali e incompleta, proprio perché la voglia di fare un proprio ragionamento sembra venir meno nel momento in cui l’informazione è presentata appiattita e di facile digestione. Il problema non si identifica nemmeno più nelle fonti di questa informazione, infatti la fretta spinge nei casi migliori ad accontentarsi di un attendibile comunicato ANSA (o di una qualsiasi agenzia stampa riconosciuta come attendibile) proprio per la facilità con cui questi riportano i fatti (poche righe generalmente), senza però che le conclusioni tratte dalla notizia siano attentamente ragionate. L’importante è condividere in fretta una notizia con una propria opinione.
Notare bene come l’argomento “bufale” non sia ancora stato affrontato, essendo l’esistenza di notizie false secondaria all’incapacità di avere un’opinione propria perfino sulle notizie “vere”.

Su questa deficienza di spirito critico mista al desiderio di “sentirsi parte” si basa l’informazione prodotta da pagine Facebook come quella menzionata in precedenza, informazione quasi inesistente e decisamente qualunquista fondata su concetti quali “Questo governo ha rotto il c…” o “Giustizia per il pensionato che ha ucciso i ladri”, assiomi da bar che fanno appello a sentimenti popolari che stanno svariati livelli al di sotto di qualsiasi forma di ragionamento. L’immagine che segue mostra delle semplici statistiche riferite alla pagina in oggetto, trovo decisamente preoccupante che questo genere di pseudo-informazione faccia parlare un quantitativo di persone approssimativamente vicino alla somma dei cittadini di Firenze e Bologna.

Screenshot della pagina "Dimissioni e tutti a casa", catturata il 22 ottobre 2015

Ciò che sembra essersi persa tra i bit è la capacità del tutto umana d’avere una lettura dei fatti a 360 gradi, ossia di analizzare un evento applicando diversi tipi di ragionamento (ad esempio il ragionamento analitico deduttivo), questa perdita è sicuramente andata a favore del solo ragionamento induttivo e più in generale del sillogismo (abusato oltre ogni limite nell’era 2.0).

Il singolo individuo dopo gli anni di istruzione obbligatoria dovrebbe aver acquisito la capacità d’attuare un processo cognitivo che somigli vagamente ad un dibattito interiore condotto da “più voci”, al termine del quale venga prodotta una tesi pronta per essere condivisa. L’esperienza individuale dovrebbe inoltre suggerire come questo sistema non sia perfetto e anzi debba essere oggetto di continuo miglioramento, pertanto l’individuo esperto elimina immediatamente l’arroganza che porta a considerare la propria conclusione come l’unica possibile e si apre al confronto.

I contenuti che vengono condivisi quotidianamente e che riscuotono un successo notevole sono però spesso appartenenti a questa sfera di informazione paragonabile al cibo dei fast-food (veloce da mangiare, economico, di scarsa qualità, non confrontabile, ecc.), questo è possibile grazie all’utente medio che non legge oltre il titolo e non ragiona affatto su quello che gli viene proposto, considerato anche che la proposta è così immediatamente condivisibile. Per questo motivo il dibattito sull’attualità perde spessore, e questo avviene mentre il peso che l’opinione individuale ha sulla società viene meno, essendo l’opinione del singolo così fragile e facilmente manipolabile.

L’esempio, che ha ispirato la stesura di questo mio pensiero, è il recente caso del pensionato milanese che ha ucciso un ladro dopo aver subito un tentativo di furto. La pagina “Dimissioni e tutti a casa” non ha perso tempo nello strumentalizzare la vicenda buttandola “sul ridere” ed ha immediatamente condiviso il post (riportato qui sopra, e che porta il logo di un brand molto popolare) per raccogliere consensi, poche ore dopo compaiono numerosi post che rimandano ad articoli sul sito “piovegovernoladro” (ovviamente colmo di pubblicità) con notizie decontestualizzate che riportano fatti simili successi nel passato (o inventati per l’occasione) in cui immigrati ladri malmenano i proprietari di casa (occasionalmente anche il contrario per alimentare il mito dell’eroe che si difende). L’idea generale che traspare dai commenti è che gli italiani vogliono la possibilità di difendersi con la violenza e la tutela in sede di giudizio dopo averlo fatto, in sintesi: armiamoci tutti. Non poteva quindi mancare la notizia “shock” condivisa sempre dalla medesima pagina e che mette in guardia dal Nemico Comune (la politica), e che titola: “Disegno di Legge n. 583 sulle armi: pesantissime restrizioni per chi detiene legalmente un’arma per difesa personale, o ad uso venatorio o ad uso sportivo…“; peccato però che il DDL 583 sia risalente al 30 aprile 2013 e che il testo integralmente consultabile qui non sia affatto riassunto dal titolo dell’articolo: nessuna “pesantissima restrizione”, semmai l’introduzione di una serie di controlli periodici per assicurarsi che chi possiede armi sia ben sano di mente, oltre a nuove misure per impedire che il possesso di armi per scopi sportivi diventi occasionalmente utile anche per ben altri scopi.
La situazione nelle menti “più grossolane” sembra ora delinearsi piuttosto chiaramente, ed al momento l’utente medio di internet andrebbe volentieri a votare per l’introduzione nella nostra costituzione di un copia del tanto discusso II emendamento della costituzione USA. Proprio quella norma americana che ci fa sentire un popolo superiore ogni volta che negli Stati Uniti qualche giovane armato fa strage di studenti in un campus (sono passati 20 giorni dall’ultimo caso). Forse sulla questione bisognerebbe dibattere un attimo, magari rifletterci bene vedendo anche le eventuali conseguenze delle nostre decisioni. In fin dei conti nel nostro paese ci sarà qualche furto in più (?), ma ci sono anche molte meno stragi dovute alla circolazione impropria di armi, e questo è il primo pensiero che mi viene in mente se provo ad analizzare la questione (ma non ho ancora trovato nessuno che abbia voglia di discuterne in modo costruttivo con me, tutti troppo impegnati a condividere qualche dubbia notizia su Facebook).
Purtroppo, un ragionamento del genere sembra essere troppo complesso per tutti gli italiani emotivi che si lasciano trasportare, rigorosamente a cervello spento, dalle emozioni forti che suscitano queste notizie d’attualità.

Se avete qualcosa da aggiungere, vi invito ad utilizzare i commenti sotto a questo articolo!

image credits: dollarphotoclub

Penelope di l'officina della camomilla
Ascoltato il 25 Sep 2018, 10:12